ROMA - «I profitti di questo tipo, che arrivano cioè da giochi e scommesse, sono privilegiati perché non comportano grandi rischi. Le pene sono irrisorie rispetto alla gravità del problema. Il settore del gaming rischia di diventare un punto di partenza per inquinare l'economia». Lo ha evidenziato il procuratore della Repubblica di Catania, Carmelo Zuccaro, nel corso della conferenza stampa sull’indagine della DDA. «In questo caso particolare, poi, i gruppi criminali si sono avvalsi di schermi societari per nascondere l'effettiva titolarità dei beni - ha spiegato ancora Zuccaro - È stato elaborato un sistema in cui venivano utilizzate strade varie per evadere il fisco: nelle agenzie di scommesse ufficiali avvenivano giocate da banco, proibite per le piattaforme online. Nelle agenzie di scommesse, inoltre, non operavano solo le piattaforme .it, quelle cioè legali, ma anche quelle .com, che invece non sono autorizzate. Per uno solo di questi siti il volume di affari in soli otto mesi di attività è stato di 20 milioni di euro. In questo modo era possibile riciclare notevoli profitti di denaro portandoli verso altri conti correnti all'estero».

LL/Agipro