ROMA - Una Questura ha rifiutato l’inserimento, nel contratto di cessione d’azienda o di ramo d’azienda, della condizione sospensiva in virtù della quale il contratto diviene efficace soltanto se e quando la Questura rilascia al soggetto subentrante la licenza di pubblica sicurezza prevista dall’articolo 88 del Testo Unico delle leggi di Pubblica sicurezza. Tale condizione sospensiva – è scritto in un comunicato dell’associazione – serve, da un lato, a garantire la continuità operativa (in capo al cedente) e, quindi, l’avviamento commerciale dell’attività nel periodo intercorrente tra la richiesta della licenza da parte del cessionario e il rilascio della medesima, e, dall’altro, a salvaguardare l’investimento economico sostenuto dal cessionario dalle conseguenze che al medesimo deriverebbero dall’eventuale diniego della licenza. In assenza della condizione sospensiva, “l’effetto traslativo dell’azienda si produce immediatamente con la sottoscrizione dell’atto di cessione e, quindi, in attesa del rilascio della licenza all’acquirente, il cedente è costretto a chiudere l’attività. Inoltre, nell’ipotesi in cui l’acquirente, per qualsiasi ragione, non dovesse ottenere la licenza ex art. 88 del TULPS, lo stesso si ritroverebbe nella condizione di essere titolare di un’attività che non può esercitare. Il problema non potrebbe essere risolto neanche attraverso un accordo (tra cedente e cessionario) che prevedesse, in caso di mancato rilascio della licenza al cessionario, il recupero della titolarità dell’azienda da parte del cedente, il quale, infatti, per effetto del perfezionamento immediato dell’atto di cessione d’azienda (conseguente, per l’appunto, all’assenza della condizione sospensiva), ha dovuto, nel frattempo, restituire la sua licenza ex art. 88 del tulps”. Vista la rilevanza della questione, conclude la nota, As.Tro è intervenuta scrivendo alla Questura competente, al fine di ottenere ulteriori chiarimenti e avviare un confronto costruttivo per la soluzione della vicenda. Gli iscritti saranno aggiornati sull’evoluzione della vicenda.
RED/Agipro
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