ROMA - «Fino ad ora ci siamo attenuti alle indicazioni di Governo e Monopoli, e non ci risulta che il gioco nelle tabaccherie sia bandito». Perplesso Giorgio Pastorino, presidente Sts-Fit, di fronte al moltiplicarsi in queste ore di ordinanze comunali che impongono ai tabaccai di chiudere ogni tipologia di gioco. Provvedimenti che vanno ben oltre la direttiva emanata giovedì scorso dai  Monopoli di Stato, in base alla quale gli esercenti hanno dovuto spegnere le slot e disattivare i monitor nei locali, al fine di evitare assembramenti. Oltre agli apparecchi, ne hanno fatto le spese giochi giochi legati alla visualizzazione al monitor, come 10 e Lotto e scommesse virtuali. «In questo momento – continua Pastorino – non è assolutamente il caso di fare polemiche e non credo che prenderemo posizioni ufficiali. Purtroppo però siamo abituati a scenari di questo tipo, con gli enti locali che prendono posizioni autonome in totale assenza di coordinamento con lo Stato centrale. Peraltro, non sono sicuro che queste ordinanze siano dettate tutte dalla volontà di tutelare la salute dei cittadini, visto che le tabaccherie stanno rispettando la regola degli accessi contingentati. In alcuni casi si tratta soprattutto di un altro modo per attaccare il gioco, senza che via siano problemi specifici. Ripeto, serve una regia nazionale, altrimenti ognuno va per conto suo».

Gioco a parte, i tabaccai sono tenuti a rispettare l'apertura, così come gli altri esercizi commerciali ritenuti essenziali. Alcuni, però, preferirebbero stare chiusi e al sicuro dal contagio. Al riguardo, la Fit ha comunicato che possono farlo, se i titolari appartengono a categorie perticolarmente a rischio, o se i locali non garantiscono il distanziamento sociale. «C'è anche la possibilità di chiudere per ferie – aggiunge Pastorino – ma il problema di fondo è la cassa. Bisogna considerare che i tabaccai hanno enormi carichi di prodotti che devono essere pagati. Se aggiungiamo i costi di concessione e altri oneri, la situazione diventa particolarmente complicata. La soluzione può essere il congelamento dei pagamenti, ma chiaramente deve arrivare dal Governo. Senza una decisione di questo tipo, per molti la chiusura sarebbe disastrosa».

MF/Agipro