ROMA - L’emergenza da coronavirus ha imposto restrizioni a molte attività commerciali che, in attesa di sapere quando scatterà la “fase 2” della quarantena, si interrogano sul futuro. Ne è esempio la lettera sottoscritta da oltre 50 ristoratori ed esercenti della città di Trento. «Il nostro lavoro - scrivono i pubblici esercenti - si basa principalmente su un servizio fatto nel locale; è impensabile che puntando sul delivery si possa recuperare il mancato fatturato derivante da norme troppo stringenti. Prima di questo virus non erano certo rose e fiori per molti di noi, per rimanere aperti bisognava fare “numeri”: i due 2 metri di distanza sono una follia. Quanti locali possono permettersi logisticamente questa soluzione? Si ridurrebbe la disponibilità del 60%. Quanti giorni riuscirebbero a rimanere aperti i bar?». Questi i quesiti che si pongono i commercianti e ai quali hanno cercato di dare risposta, per ora, Massimiliano Peterlana (Presidente Confesercenti) e Marco Fontanari (Presidente Servizimprese). «Accanto al rinvio delle tasse, per marzo e aprile «visto che non si incassa, è utile cancellare le imposte da versare. Sulla ripresa, serve che ci siano condizioni che permettano di far aprire le attività. Serve un tavolo di lavoro con prefettura e autorità sanitarie» ha dichiarato Peterlana, mentre Fontanari ha rassicurato: «benché ad oggi non ci sia alcun provvedimento definito, chiediamo di essere coinvolti nella scrittura delle regole in modo tale che la riapertura sia sostenibile, per far sì che i ricavi siano maggiori dei costi». FT/Agipro