ROMA - Le leggi regionali sul gioco creano delle disparità di trattamento, in particolare nelle regioni in cui sono presenti dei casinò, mentre l’offerta «delle case da gioco e quella degli esercizi diversi gestiti, da privati, che dovrebbero essere soggetti alla medesima normativa in termini di limitazioni e distanze». E’ quanto sostiene il deputato Alessandro Cattaneo (Forza Italia), in una interpellanza rivolta al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro della salute ed al Ministro per gli affari regionali e le autonomie. Nell’interpellanza si fa riferimento alla situazione della legge regionale in Val d’Aosta «con la quale è stata disposta l’anticipazione, al 1°giugno 2019 e al 1° gennaio 2019, dell’efficacia delle norme che disponevano la chiusura degli esercizi aventi quale attività prevalente l’offerta di gioco (originariamente fissata al 2023) e di quelli nei quali l’offerta di gioco ha carattere secondario (originariamente fissata al 2020)».
«Molte regioni italiane, nonché molti comuni hanno emanato o sono sul punto di emanare norme limitative dell’offerta di gioco da parte dei privati vietando l’avvio di nuove attività - si legge nell’interpellanza - imponendo la chiusura di quelle esistenti, disponendo norme particolarmente rigide in materia di orari di accensione e spegnimento degli apparecchi; non risulta che la normativa regionale e comunale sia applicata in maniera analoga alle case da gioco ed agli esercizi diversi gestiti da aziende private».
Cattaneo sottolinea «la maggiore ‘pericolosità sociale’ dell’offerta di gioco all’interno delle case da gioco che, anche in ragione della più conveniente tassazione a cui tali realtà sono assoggettate, possono permettersi di destinare una percentuale maggiore del giocato alle vincite»,
dunque se viene considerato «prioritario l’interesse alla tutela della salute rispetto a quella della libera iniziativa economica, non appare giustificato un diverso trattamento», casinò e attività gestite da privati «dovrebbero essere soggetti alla medesima normativa in termini di limitazioni e distanze».
Il deputato chiede «il rispetto della parità di trattamento» anche «in un’ottica di tutela della salute pubblica», e dunque «se non si ritenga utile» adottare il Decreto Salute del 2012 che individua i luoghi sensibili anche all’offerta dei casinò, anche «tenuto conto dell’intesa raggiunta il 7 settembre 2017 in Conferenza unificata» tra Stato ed Enti Locali.
PG/Agipro