ROMA – Il Consiglio di Stato, in fase cautelare, ha respinto l’appello presentato da un concessionario contro il Comune di Bolzano e la Provincia autonoma di Bolzano per un centro scommesse, ritenendo che la licenza - non conforme ai limiti di distanza dai luoghi sensibili - “risulterebbe comunque scaduta”. La vicenda nasce da un’autorizzazione rilasciata nel 2015 e da un primo provvedimento di decadenza adottato nel 2017. Al centro del contenzioso c’è l’applicazione delle norme sulle distanze.
Il concessionario ricorrente aveva sostenuto che la vecchia legge provinciale del 1992 prevedesse il limite temporale di cinque anni solo per le sale da gioco e non per le licenze di scommesse. Su questo punto il Consiglio di Stato ha condiviso la tesi della società, rilevando “l’inapplicabilità” della disciplina alle “licenze per l’esercizio di scommesse”.
Nel frattempo, però, è intervenuta la legge provinciale n. 2/2024, che ha previsto la scadenza entro due anni delle licenze non conformi ai limiti di distanza. Di conseguenza, secondo i giudici, l’impresa “non potrebbe pertanto pretendere il mantenimento dell’apertura della propria attività”.
Il Consiglio di Stato ha inoltre escluso, in questa fase, profili di incostituzionalità della nuova disciplina, richiamando per il settore delle scommesse “ragionevoli esigenze di tutela della salute pubblica”. L'appello cautelare è stato così rigettato, decretando che il locale dovrà rimanere chiuso in attesa del giudizio di merito.
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