ROMA - Le linee guida di Agcom sul divieto di pubblicità dei giochi sono sempre di più un caso politico. Dopo la segnalazione inviata dall'Autorità al Governo, contenente alcuni rilievi critici sul divieto, e le successive prese di posizione di esponenti pentastellati, entra in campo Luigi Di Maio, con un post su Facebook. Il vicepremier cavalca uno dei suoi cavalli di battaglia ricorrenti, comparando tout court il gioco di azzardo a una droga che rovina le famiglie. «Ora l'Agcom, che è l'autorità per le comunicazioni, ha talmente annacquato il divieto che sta praticamente dicendo a tutte quelle famiglie “sì, il Ministro ha vietato la pubblicità, ma noi la rimettiamo, in modo che tuo figlio giochi ancora, e ancora”». Quindi, parte l'affondo: «Invito i signori dell'Agcom a dimettersi: se a loro non sta a cuore la vita dei ragazzi e delle loro famiglie, ma evidentemente si occupano di altri interessi, è un problema loro». Poi, l'annuncio minaccioso: «A settembre cambieremo i vertici. Che cavolo di Paese siamo se un Ministro vieta la pubblicità e una authority la permette di nuovo?».
Secondo la legge, il presidente dell'Agcom è nominato con decreto del presidente della Repubblica su proposta del presidente del Consiglio, d'intesa con il ministro dello Sviluppo economico, previo parere favorevole delle commissioni parlamentari competenti. Il Senato della Repubblica e la Camera dei deputati eleggono due Commissari ciascuno, i quali vengono nominati con decreto del Presidente della Repubblica. Il Consiglio dell'Agcom è composto dal presidente e dai commissari.
L'attuale consiliatura, nominata nel luglio 2012 (Governo Monti), è scaduta da qualche giorno.
MF/Agipro