ROMA - Indagini complesse, con intercettazioni ambientali, telefoniche e telematiche, durate dal 2013 al 2015 e partite dal controllo sul controllo sul territorio della Guardia di Finanza: è partita così l’operazione "Jamm Jamm”, come spiega ad Agipronews il Tenente Colonnello Enea Zanetti, del comando Provinciale di Salerno. “Nel 2013 abbiamo visto spuntare dal nulla il disco bar Jamm Jamm - spiega Zanetti - apparentemente gestito da giovani che non avevano le disponibilità economiche per un’attività del genere e soprattutto legati da rapporti familiari ad altri soggetti noti alle forze dell’ordine. Una ricchezza anomale e di provenienza illecita, come poi abbiamo constatato nel corso delle indagini”. L’organizzazione, che faceva capo alla famiglia Contaldo di Pagani, “sfruttava anche la collaborazione degli esercenti, a oggi abbiamo sequestrato 25 locali, riconducibili a 19 attività. Le giocate erano offerte tramite dei normalissimi computer e i gestori dei locali sapevano benissimo che si trattava di gioco illegale. Le piattaforme messe in piedi, acquisite e gestite dall’organizzazione con dei “pacchetti completi”, erano totalmente illegali e costruite per truffare i giocatori: si vinceva a volte solo all’inizio, poi il sistema era stato affinato per far non dare mai vincite importanti, anche grazie all’uso di alcuni “bot” (gestiti dal computer ndr) che davano l’illusione di sfidare altri  giocatori reali e che erano programmati per vincere, per questo oltre all’accusa di scommesse illecite c’è anche quella di frode informatica”.

Il giro d’affari, nel corso dei due anni di indagini “è stimabile tra i mille e i 10 mila euro di profitti al giorno, per l’intera rete - spiega ancora Zanetti - che finivano all’estero tramite sistemi poco chiari e che configurano anche il reato di riciclaggio”. Rispetto al passato “il salto di qualità è l’alleanza tra esponenti della camorra e della ‘ndrangheta - conclude Zanetti - che si scambiavano i favori, gestendo magari offerte diverse tra poker, scommesse o altri giochi, sponsorizzandosi poi a vicenda tramite dei banner online”.

PG/Agipro