ROMA - La criminalità organizzata continua a utilizzare i paradisi fiscali per gestire il gioco illegale. All'estero, «i sodalizi mafiosi, ampliando l'utilizzo della tecnologia, si stanno orientando verso i settori del gioco e delle scommesse, in cui imprenditori riconducibili alla criminalità organizzata, grazie alla costituzione di società nei paradisi fiscali, creano un circuito parallelo a quello legale, che consente di ottenere notevoli guadagni e, in particolare, di riciclare in maniera anonima cospicue quantità di denaro».
Lo ha detto il direttore della Direzione investigativa antimafia, Maurizio Vallone, nel corso di un'audizione in Commissione Antimafia, sottolineando «una spiccata vocazione imprenditoriale della 'ndrangheta, favorita dalle ingenti risorse economiche di cui dispone, derivanti da attività illecite sempre più diversificate che spaziano dal narcotraffico internazionale alle infiltrazioni negli appalti pubblici, dalle estorsioni al gaming» e il «crescente interesse criminale» di Cosa Nostra «per il gaming, che nelle aree di proiezione è utilizzato soprattutto per il riciclaggio» di denaro di provenienza illecita, ma in Sicilia è «funzionale anche per il controllo del territorio».
MSC/Agipro