ROMA - Il Tribunale di Firenze, con la sentenza del 28 maggio 2019, ha condannato un gestore "infedele", riconoscendo la sussistenza del reato di peculato per il mancato riversamento, in diversi periodi, delle quindicine di competenza di tre diversi concessionari. È quanto si legge in una nota dello studio legale LTTU Associati. «Si tratta di una decisione significativa - spiegano gli avvocati Claudio Urciuoli e Tommaso Politi, difensori di due concessionari costituitisi parti civili - sotto diversi profili». Il provvedimento interviene «dopo la isolata sentenza della sesta sezione di Cassazione che, nell'aprile 2018, aveva qualificato le somme raccolte negli apparecchi come "ricavo d'impresa" del gestore»; la decisione ha «ritenuto irrilevanti, ai fini della configurabilità del delitto di peculato contestato al gestore, le ragioni di una presunta crisi imprenditoriale dedotta dall’imputato».
«Non si tratta della prima pronuncia di merito che sconfessa la tesi proposta da quell’unica sentenza della Cassazione - proseguono gli avvocati - proprio la Corte è sul punto alla fine del 2018 riaffermando il principio secondo cui il gestore, in qualità di incaricato di pubblico servizio, è obbligato a riversare al concessionario le somme raccolte e in difetto commette il delitto di peculato», concludono. RED/Agipro
Giochi, Tribunale di Firenze conferma reato di peculato per gestori morosi