ROMA - I dubbi sulla effettiva gestione e uso della licenza di sicurezza legittimano il no della Questura alla richiesta di apertura di nuove sale scommesse. È quanto ha stabilito il Tar Veneto nella sentenza che respinge il ricorso di una società che aveva chiesto l’autorizzazione per un sala a Belluno. La Questura, si legge nella sentenza, ha adeguatamente motivato il no alla licenza, qualificando il ricorrente «come “prestanome”» di altri soggetti, che pure in passato avevano chiesto l’autorizzazione senza riuscire a ottenerla. «L’attività di raccolta scommesse, ben potendo essere oggetto di infiltrazioni criminali, giustifica il comportamento dell’Amministrazione dell’Interno», si legge ancora. La Questura, «a maggior tutela della sicurezza pubblica ed a maggior garanzia della prevenzione dei reati, vigila scrupolosamente sui requisiti morali di coloro che richiedono le autorizzazioni, dando rilevanza a qualunque segnale, fondato su situazioni di fatto (come appunto avvenuto nel caso di specie), che possa indurre ad operare un giudizio negativo in merito al futuro comportamento del soggetto». LL/Agipro