ROMA - Stamattina la sentenza della Seconda sezione contro le distanze imposte a un centro scommesse dai luoghi sensibili, poco fa una nuova decisione di rottura del Tar Emilia Romagna contro il regolamento di Polizia urbana del Comune di Bologna che disciplina la materia. La Prima sezione ha accolto il ricorso della società Romagna Giochi - a cui era stata negata la licenza di polizia per una sala vlt - e ha annullato il comma 3 all'articolo 23 del regolamento, in cui è stabilita una distanza minima di mille metri dai luoghi sensibili per i locali adibiti al gioco. "Gli strumenti di contrasto della ludopatia devono trovare la loro disciplina di base a livello centrale - si legge nella sentenza - ed essere inseriti nel sistema della pianificazione nazionale entro i cui limiti poi opereranno gli enti locali". Il Collegio ritiene fondate le rimostranze con cui la società ricorrente censura la norma, "emanata dall’Amministrazione locale in assenza delle previsioni" previste dal decreto Balduzzi del 2012, che attribuisce all'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli la facoltà di pianificare la collocazione di sale slot/vlt e centri scommesse. Nemmeno la legge regionale sulla ludopatia autorizza l'ente locale a stabilire in maniera autonoma le distanza: "In assenza della suddetta programmazione, l’adozione di norme in materia da parte dei singoli comuni è priva del necessario presupposto". Ne consegue dunque "l’annullamento dell’articolo 23, comma 3, del Regolamento di Polizia urbana del Comune di Bologna nonché, per illegittimità derivata, del provvedimento questorile che ne ha fatto applicazione". Per l'avvocato Cino Benelli, esperto di gaming e difensore dei ricorrenti, si tratta di "una grande vittoria in un periodo difficile per i titolari di sale giochi e centri scommesse". LL/Agipro