ROMA - La questione sui nuovi requisiti era stata parzialmente accolta dal Consiglio di Stato a settembre 2013. I giudici, dopo la sentenza del Tar Lazio, avevano stabilito che Global Starnet poteva continuare gestire le macchine grazie alla vecchia concessione, senza obbligo di partecipazione al bando di gara di quell’anno e dunque senza firmare l’atto aggiuntivo di convenzione per chi era già concessionario, in cui era previsto l’adeguamento ai nuovi requisiti di trasparenza e solidità economica introdotti dalla legge di stabilità 2011. A fine 2017, su rinvio di Palazzo Spada, la Corte di Giustizia Europea aveva però stabilito che i nuovi requisiti richiesti in Italia con la legge di stabilità del 2011 non sono in conflitto con la normativa europea, se rispettano alcune condizioni: una legge come quella in questione è compatibile con il diritto dell’Unione, purché «sia giustificata da obiettivi «imperativi d’interesse generale» e «imponga, per raggiungere tali obiettivi, il minor sacrificio possibile dei diritti dei concessionari». Sulla vicenda si era espressa anche la Corte Costituzionale, dopo il parziale accoglimento dell'appello da parte del Consiglio di Stato: per la Consulta gli interessi pubblici prevalgono su quelli economici delle aziende, dunque le condizioni per operare possono essere inasprite, con l’unico limite della proporzionalità rispetto agli obiettivi da raggiungere. LL/Agipro