ROMA - Il sequestro probatorio di un potenziale oggetto di reato deve sempre fare riferimento alla condotta contestata, altrimenti non può essere valido. È quanto ha stabilito la Corte di Cassazione nell'ordinanza che annulla il decreto riguardante una scheda elettronica di gioco, disposto dal pm di Roma a fine 2020 e confermato dal Tribunale del Riesame. I giudici supremi hanno rilevato che la comunicazione di notizia di reato al gestore, con la quale era stato deciso il sequestro, «non era notificata unitamente al decreto», ma «veniva resa nota solo a seguito della proposizione del riesame». Nel caso in esame manca quindi «il requisito della conoscenza o conoscibilità dell'atto», una omissione che «risulta avere leso il diritto ad una seppur succinta motivazione in tema di condotta contestata». Il ricorso del gestore è quindi stato accolto, «con conseguente annullamento del provvedimento del tribunale del riesame di Roma».
LL/Agipro