ROMA - È stata confermata la condanna per frode informatica nei confronti di una imprenditrice nel settore slot, condannata dalla Corte di Appello di Torino per aver alterato il funzionamento dei sistemi informatici dei suoi apparecchi, in modo da eludere il pagamento delle imposte. La Seconda sezione penale ha avvalorato la tesi della Corte, secondo cui l'imputata «non si limitava a installare le slot machine» nei locali pubblici, «ma interveniva affinché le macchine potessero funzionare attraverso l'introduzione di apposite schede informatiche da lei stessa fornite», predisposte per la «decisiva alterazione dei meccanismi». Per la Cassazione sussiste inoltre l'aggravante della "posizione di vantaggio": il compito dell'indagata «consisteva anche nella possibilità di operare direttamente sui programmi delle macchine, per permetterne il corretto funzionamento e la registrazione a fini fiscali di tutte le giocate» e dunque era una «operatrice del sistema, essendo stata autorizzata ad installare anche i software delle macchine attraverso una operazione di configurazione che le aveva permesso di compiere l'illecito». LL/Agipro