ROMA - Dopo l’articolo del Corriere della Sera “Se anche la Consulta non vede il gioco d’azzardo” - pubblicato a seguito della sentenza della Corte Costituzionale che rende illegittimo il Decreto Balduzzi del 2012 – As.Tro invia una lettera di replica al quotidiano. Si legge nel testo: “In veste di associazione di rappresentanza degli operatori del gioco lecito (aderente a Confindustria SIT) intendiamo segnalare una evidente inesattezza di cui chiediamo, cortesemente, la rettifica”. 

Secondo quanto sostiene l’associazione, il giornalista autore dell’articolo, riprendendo le dichiarazioni dell’ex Ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha scritto che la sentenza della Corte Costituzionale avrebbe “fatto cadere” la norma, contenuta proprio nel Decreto Balduzzi, “che prevedeva l’obbligo di un necessario distanziamento delle porte d’accesso del gioco dai cosiddetti luoghi sensibili”.
Partendo da questa premessa, il giornalista si è spinto ad affermare che “il potere delle lobby degli interessi in gioco è infinitamente superiore alle istanze a favore della salute e delle persone fragili. Con ciò sottintendendo che la Corte Costituzionale sarebbe stata influenzata dalle lobby nell’assumere tale decisione”.

La sentenza - sottolinea As.TRo - “non ha fatto cadere la norma che prevede un distanziamento tra i punti di offerta di gioco lecito e determinati luoghi definiti sensibili. Ha invece dichiarato l’illegittimità costituzionale del decreto Balduzzi che vietava la messa a disposizione, presso qualsiasi pubblico esercizio, di apparecchiature che, attraverso la connessione telematica, consentano ai clienti di giocare sulle piattaforme di gioco on line”. 
“Non contestiamo, ovviamente, la legittimità di una posizione politica ma non comprendiamo il motivo per cui i suoi fautori - conclude As.Tro - anziché supportarla con argomentazioni utili ad un sano e costruttivo confronto di idee, sentano la necessità di argomentarla attraverso la diffusione di dati o notizie fuorvianti o, addirittura, non veritiere”.

RED/Agipro