ROMA - Il Tribunale di Brindisi ha condannato alcuni gestori di centri scommesse collegati ad operatori esteri per “esercizio abusivo di giuoco e scommesse”, gli imputati - si legge in una nota dell’Agenzia Ippica Luciano Giove, costituitasi parte civile - sono stati condannati anche al pagamento delle spese legali e delle parti civili. Un provvedimento che viene però contestato da Daniela Agnello, legale di Stanleybet che assiste i titolari dei centri collegati all’operatore.

“La sentenza è nulla, il procedimento è stato trattato con il difensore di ufficio, mentre avevamo chiesto un rinvio per legittimo impedimento del difensore - dice Agnello ad Agipronews - Non è stato assicurato il legittimo diritto alla difesa dell’imputato condannato in assenza dell’avvocato di fiducia.

E’ una sentenza errata, in questo identico procedimento lo scorso 2 febbraio 2017 il tribunale del riesame di Brindisi, su rinvio della corte di Cassazione, ha recepito integralmente la sentenza Laezza della CGE, ha disapplicato la sanzione penale e ha annullato il decreto di sequestro preventivo disponendo l’immediata restituzione dei beni agli aventi diritto.

Il tribunale collegiale ha evidenziato che il bando di gara Monti conteneva una restrizione idonea a fungere da deterrente all’ingresso di nuovi operatori, confermando quindi la discriminazione subita dalla Stanleybet nell’accesso al sistema concessorio italiano. Non si conoscono le motivazioni della sentenza, ma verrà proposto immediatamente appello, evidenziando l’assoluta nullità ed erroneità, in fatto e in diritto, della sentenza”.

PG/Agipro