ROMA - E la sanatoria per i punti non autorizzati, prevista dalla legge di stabilità, secondo gli esercenti pugliesi, creerà ulteriore confusione: il provvedimento viene interpretato come un aiuto di Stato ai grossi concessionari, perché obbliga di fatto il titolare del punto scommesse senza autorizzazione a collegarsi a un concessionario già esistente. Inoltre, considerando che il 60% dei Ctd sul territorio ha aperto da poco meno di due anni, a conti fatti basterebbero 15-16 mila euro (10 mila per aderire alla sanatoria e 5-6 mila di imposte arretrate) per acquisire il diritto gestire un punto scommesse per due anni, a un prezzo "molto scontato" rispetto a quanto prevedeva il bando Monti. Nonostante questo, non più del 5% dei Ctd presenti in Puglia avrebbe intenzione di aderire alla sanatoria: dunque solo una piccola parte sarà regolarizzata, mentre il restante 95% continuerà a operare senza sottostare alle norme previste dalla legge regionale, come il distanziometro e il divieto di ingresso dei minori nelle sale. Di contro, la rete legale, nell'ultimo anno, ha registrato una flessione della raccolta del 40-50% (con punte anche del 70% in alcuni punti scommesse): considerate le norme stringenti e l'aumento dei costi di gestione che ne derivano, tantissimi gestori sono sul punto di chiudere bottega mettendo a rischio 3-4.000 posti di lavoro.
MSC/Agipro
Scommesse, il caso-Puglia: legge regionale e agenzie non autorizzate, rete concessionari al collasso (2)