ROMA - Dopo anni di divisioni e vaghi quanto ricorrenti piani di rilancio, l'ippica fa un passo concreto verso la riforma. Nei giorni scorsi è stato stilato e proposto al Mef un documento condiviso da un gruppo di aziende che rappresentano il 95% della raccolta nazionale di scommesse ippiche. Punto forte della proposta normativa, la riforma delle scommesse a quota fissa, che verrebbero non più tassate sull'intera raccolta, ma sul cosiddetto GGR, vale a dire su quanto rimane una volta detratte le vincite. Le aliquote proposte sono il 33% per le scommesse in rete fisica, il 37% per l'online. Il gettito ottenuto viene destinato al 25% allo Stato a titolo di Imposta Unica; il restante 75%, si legge nel testo, va «al finanziamento dei montepremi, degli impianti e delle immagini delle corse nonché delle provvidenze per l'allevamento dei cavalli». La proposta avanzata dagli operatori dell'ippica al Governo per la riforma delle scommesse a quota fissa prevede ribassi eventuali dell'aliquota: «Nel caso in cui nei precedenti 12 mesi solari la raccolta di dette scommesse, rilevata bimestralmente, raggiunga 500 milioni di euro, il prelievo è ridotto, rispettivamente, per la rete “fisica” al 28 per cento e per il “gioco a distanza” al 32 per cento». Nell'ottimistica prospettiva che la raccolta annuale tocchi il miliardo, «il prelievo è ridotto, rispettivamente, per la rete “fisica” al 23 per cento e per il “gioco a distanza” al 27 per cento». MF/Agipro
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