ROMA - La rete non autorizzata che non ha aderito alla procedura di regolarizzazione resta una questione irrisolta per il fisco, che però continua a ottenere successi in serie – almeno nell’80 per cento dei casi, riferiscono i Monopoli di Stato - nel contenzioso con i bookmaker esteri senza concessione. L’Amministrazione - si legge sull'edizione odierna di Italia Oggi - ha colto tre vittorie su tre nelle Commissioni Tributarie regionali, a Bari, Napoli e Milano, su altrettanti atti di accertamento nei confronti di affiliati ad allibratori esteri. Nel caso milanese, i giudici tributari regionali hanno stabilito che “il gestore dell’agenzia che consente la scommesse è il soggetto passivo dell’imposta” dal momento che l’accordo per la giocata “è concluso in Italia”. Bocciata ogni ipotesi di conflitto con le norme comunitarie: “La mancanza di un regime specifico di armonizzazione non può dar luogo a contestazioni basate sul divieto di doppia imposizione fiscale”, scrivono ancora i giudici. Il pagamento dell’imposta unica sulle scommesse, pur in assenza di concessione, si conferma una delle armi più efficaci a disposizione dell’amministrazione finanziaria contro le reti parallele delle scommesse. NT/Agipro