ROMA - La Direzione distrettuale antimafia di Bari ha chiesto il giudizio immediato per 21 persone indagate nell'operazione «Scommessa» che prima di Natale ha portato all'arresto di 22 persone. Tra loro Vito Martiradonna, i figli Francesco, Michele e Mariano (tutti attualmente ai domiciliari) e Tommy Parisi, figlio del capoclan barese Savino, detenuto in carcere a Napoli per aver violato le prescrizioni degli arresti in casa.  Le accuse, a vario titolo, riguardano una "multinazionale delle scommesse" - si legge sulla Gazzetta del Mezzogiorno - che avrebbe movimentato oltre 1 miliardo di euro da Malta a Curacao, passando per le Isole Vergini e le Seychelles. Tra la Puglia, la Calabria e la Sicilia, l'operazione aveva riguardato complessivamente 68 persone di cui 19 pugliesi. Vito Martiradonna, al secolo «Vitino l'Enel», 70 anni, storico cassiere del clan Capriati di Bari, è ritenuto la mente del sistema: avrebbe messo su insieme ai figli (e con la collaborazione di numerosi parenti) una serie di siti web che gestivano (da Malta) scommesse trasparenti al fisco italiano, garantendo quote più alte rispetto ai bookmaker autorizzati. Tramite la gestione di centinaia di punti di raccolta sul territorio, punti di raccolta che per l'accusa sarebbero stati gestiti da persone riconducibili ai clan, i Martiradonna avrebbero convogliato centinaia di milioni di euro verso paradisi fiscali. Per 20 delle 21 persone che hanno ricevuto la richiesta di giudizio immediato (il processo si aprirà il 2 aprile) l'accusa è anche di associazione per delinquere con l'aggravante mafiosa. Tra le altre accuse contestate figurano l'intestazione fittizia di beni, il riciclaggio e   reati fiscali per aver sottratto all'erario i proventi derivanti dal gioco. L'inchiesta tuttavia non è chiusa: la Finanza sta continuando a lavorare sulla rete dei prestanome che nascondono il tesoro della famiglia Martiradonna.
RED/Agipro