La Corte di Cassazione ha confermato l’annullamento del decreto di sequestro di beni per 56 milioni di euro disposto qualche mese fa dal Tribunale di Roma ai danni del bookmaker inglese Stanleybet. Lo apprende Agipronews da fonti legali, che rivelano come – nel corso dell’udienza di ieri – anche la Procura generale presso la Cassazione si sia espressa per il rigetto del ricorso della Procura di Roma, presentato dopo che il Tribunale del riesame aveva annullato il decreto di sequestro del Gip. I giudici di Roma, nell’ordinanza depositata il 13 novembre scorso, avevano stabilito che “Stanleybet adempie regolarmente agli obblighi fiscali nel Regno Unito. Inoltre, il principale azionista della società (Giovanni Garrisi, ndr) aveva avviato nel 2013 un tentativo di definizione del contenzioso pendente con l’Amministrazione in relazione all’imposta unica sui giochi, rimasto senza seguito per il perdurare dell’attività di contrasto nei riguardi di Stanleybet, sfociata in nuovi sequestri e procedimenti penali”. Secondo i giudici, è ragionevole ritenere che – se Stanley ottenesse riconoscimento della liceità dell’attività di scommesse svolta in Italia – adempirebbe agli obblighi anche in Italia: “Suscita
perplessità la pretesa tributaria dello Stato avanzata nei confronti di un’impresa il cui stabilimento in Italia è sempre stato ritenuto illegittimo”. Il nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Roma, nel marzo 2014, aveva avviato una vasta indagine su tutto il territorio nazionale, giungendo alla conclusione dell’esistenza di una stabile organizzazione occulta a direzione unitaria di mezzi e persone individuate nei centri trasmissione dati e nella rete dei managers della Stanleybet. L’indagine si era sviluppata con intercettazioni, sequestri e varie dichiarazioni di soggetti informati sui fatti, quali esponenti dei Monopoli di Stato, ex dipendenti di Stanleybet e altri soggetti a vario titolo coinvolti con la società. La Procura di Roma,
ipotizzando un’interposizione fittizia di società operanti in Stati Esteri con precise finalità di elusione fiscale, aveva chiesto il sequestro preventivo per equivalente del conto corrente della società di Liverpool per un importo di 56 milioni di euro o, in via subordinata, dei beni e dei conti correnti di Garrisi, quale titolare della società, per il reato di associazione per delinquere finalizzata all’omessa dichiarazione dei redditi prodotti in Italia. Una ricostruzione, contestata dai legali di Stanleybet, Daniela Agnello e Roberta Feliziani, che è stata azzerata prima dal Tribunale del Riesame di Roma e poi dalla Corte di Cassazione. NT/Agipro
Scommesse estere, caso-Stanleybet: Cassazione conferma dissequestro beni per 56 milioni di euro