ROMA - Il sequestro preventivo è legittimo anche in presenza dei soli indizi di reato. È quanto scrive la Corte di Cassazione nel provvedimento che dichiara inammissibile il ricorso presentato dalla titolare di un internet point in provincia di Ragusa. All'esercente erano stati sequestrati diversi computer e attrezzature per un procedimento a suo carico per il reato di scommesse abusive. La Cassazione ritiene sufficiente gli elementi posti a fondamento del sequestro da parte del Tribunale di Ragusa: nel centro erano stati trovate ricevute delle scommesse, un quaderno con l'indicazione delle somme giocate, fogli con nomi e somme di denaro, nonché username e password per accedere a siti di betting non autorizzati. Il tutto, come emerso dai controlli, era gestito da un collaboratore della titolare. Secondo la Cassazione, «ai fini del sequestro preventivo sono sufficienti gli indizi del reato, non i gravi indizi di colpevolezza, con la conseguenza che il provvedimento, sopratutto quando adottato per le finalità cautelari, può riguardare anche beni di proprietà di terzi estranei al reato ipotizzato». Le deduzioni difensive, «nella misura in cui tendono ad attribuire agli indizi una lettura alternativa (e possibilista), non colgono affatto nel segno e sono perciò inammissibili». LL/Agipro