ROMA - La Corte di Cassazione dice no all'imputazione di truffa aggravata ai danni dello Stato - in particolare dell'Agenzia delle Entrate - per i gestori di centri scommesse coinvolti nell'operazione "Mani in pasta". L'inchiesta della Guardia di Finanza aveva portato a maggio 2020 allo smantellamento dei clan storici nei quartieri palermitani dell’Acquasanta e dell’Arenella, parte del mandamento mafioso di Resuttana. Tra gli affari dei clan, anche il controllo degli apparecchi da gioco e delle scommesse on line, oltre che delle frodi sportive nel settore ippico. Nei nove provvedimenti appena pubblicati, la Cassazione respinge il ricorso della Procura di Palermo contro la decisione del Tribunale del Riesame di annullare gli arresti domiciliari per i nove indagati, tutti accusati di truffa aggravata oltre che di raccolta abusiva di scommesse. Più in dettaglio, agli imputati era stata affidata dai clan «la gestione di un centro di raccolta on line di scommesse senza la corresponsione della imposta unica, con conseguente ingiusto profitto e danno per l'erario». Il Collegio della Prima sezione penale ricorda però che «la fattispecie di truffa richiede che l'attività ingannatoria sia diretta non tanto a eludere i sistemi di controllo, bensì a indurre il soggetto passivo, tratto in errore, ad un atto di disposizione dal quale derivi la coppia profitto ingiusto-danno». L'imputazione per raccolta abusiva è quindi stata confermata, mentre va esclusa quella di truffa aggravata ai danni dello Stato, «con conseguente inapplicabilità della misura cautelare degli arresti domiciliari». LL/Agipro
Scommesse, Cassazione: raccolta abusiva non è truffa aggravata allo Stato, annullati domiciliari a nove indagati