ROMA - La raccolta scommesse per conto di operatori esteri non autorizzati in Italia è intermediazione, un reato per cui la legge prevede «l'arresto da tre mesi a un anno». E' quanto ribadisce la Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione, che ha respinto il ricorso del titolare di un punto di Termini Imerese, contro l'arresto - due mesi e venti giorni, con pena sospesa - confermato dai tribunali siciliani in primo e secondo grado.
Il reato contestato è di «intermediazione nel settore delle scommesse, in assenza di autorizzazione», tramite alcuni “totem”, dei terminali collegati ad internet e che inviavano le giocate su «competizioni canine» verso un «allibratore austriaco non dotato di concessione per operare in territorio italiano». I terminali rilasciavano anche delle ricevute di gioco ed erano usati anche da scommettitori non forniti di un conto gioco.
Per la Cassazione «il ricorso, palesemente infondato, va dichiarato inammissibile»: la Suprema Corte ha ritenuto fondate le accuse formulate, ritenendo di «condividere il giudizio di congruità della pena irrogata dal giudice di primo grado».
PG/Agipro