ROMA - La Settima sezione penale della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una esercente in provincia di Napoli, condannata a nove mesi di reclusione dal Tribunale di Nola e dalla Corte di appello del capoluogo campano per raccolta abusiva di scommesse. “Le censure si risolvono in generiche doglianze”, si legge nella sentenza. Inoltre, ricorda la Cassazione, “i giudici di merito hanno ritenuto, con motivazione assolutamente logica” che aver trovato in mano a un cliente “la ricevuta della scommessa appena giocata fosse circostanza dotata di intrinseca forza dimostrativa dell'attività di raccolta di scommesse svolta dall'imputato nell'ambito dell'internet point, non superabile dalle dichiarazioni di opposto tenore da parte dello stesso cliente del locale”. LL/Agipro