ROMA - È scontro interpretativo tra Consiglio di Stato e Tar Lazio sulla legittimità dell'attività di Stanleybet sul territorio italiano. La nuova frattura giudiziaria si apre oggi con le due sentenze del tribunale regionale laziale: al centro della vicenda, i ricorsi presentati dalla società contro la sanatoria datata 2016 dei centri scommesse privi di concessione, e in particolare contro il modello di regolarizzazione fiscale disposto dall'Agenzia Dogane e Monopoli. Il Tar, ribadendo la legittimità del sistema concessorio italiano e la procedura di emersione per i centri non autorizzati, sottolinea che le pronunce favorevoli a Stanleybet arrivate dalla Corte di Giustizia Europea «esplicano certamente effetti sul piano delle conseguenze penali previste dall’ordinamento italiano per l’esercizio dell’attività di gioco», ma «giammai è stata affermata, nelle citate pronunce, la conformità al diritto interno italiano del modus operandi di Stanley». Il Collegio ritiene quindi che l'illegittima esclusione di Stanley dalle gare per le concessioni «non faccia sì che la stessa abbia acquisito la titolarità di una speciale posizione rispetto alla generalità degli esercenti, che le consenta di affrancarsi dal quadro regolatorio vigente in Italia». Una visione opposta rispetto all'interpretazione di Palazzo Spada, che in due sentenze - una dello scorso marzo e una di fine luglio - ha statuito che la Corte Ue ha creato «in via giurisprudenziale una sorta di sanatoria» e che la posizione della Stanleybet si pone quale «eccezione alla regola». Due visioni all'opposto che presumibilmente si troveranno nuovamente a confronto nei prossimi mesi, se la società deciderà di impugnare ancora in Consiglio di Stato le due sentenze odierne del Tar.
LL/Agipro

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