ROMA - «L'industria delle scommesse sportive rappresenta un settore di attività che ha dei numeri impressionanti: su una partita del campionato italiano, attualmente, in tutto il mondo si scommettono mediamente 50 milioni di euro - che vuol dire 20 miliardi su tutto il campionato in tutto il mondo (l'80% di questi solo nei mercati asiatici) - e mediamente su una partita di Serie A ci sono una settantina di modalità di scommesse che si possono attivare. L'idea che tutto questo si possa vietare non appare granchè possibile: il primo contrasto all'illegale è cercare di tenere tutto alla luce del sole. Il problema quindi è capire come riuscire a tenere sotto controllo questo meccanismo in maniera corretta». Lo ha detto Marco Brunelli, direttore generale della Lega Serie A, in audizione in commissione Istruzione al Senato in merito all'indagine sullo stato di salute dello sport italiano. «Noi siamo parte impegnata direttamente su tre aspetti», ha spiegato Brunelli: repressione, prevenzione e formazione. «I comportamenti criminali, sia individuali che delle organizzazioni, devono essere sanzionati in maniera drastica. In Italia abbiamo le norme sportive probabilmente più severe da questo punto di vista: oggi sono sanzionati in maniera pesantissima l'alterazione del risultato e la scommessa in quanto tale. Un tesserato che scommette rischia una squalifica di almeno 3 anni, squalifiche pesantissime sono previste anche per l'omessa denuncia», ha ricordato. 
MSC/Agipro