ROMA - “Si ritiene che la distanza che sarebbe possibile inserire all'interno dello schema di Decreto Legislativo in argomento sia una distanza media tra quelle indicate nelle norme regionali”. E’ una delle proposte contenute nel documento inviato dal “Gruppo tecnico delle regioni e delle province autonome sub area dipendenze” – in sostanza, i tecnici delle aree sanitarie degli enti locali - al tavolo istituito insieme al ministero dell’Economia. Nessun parametro fissato con esattezza, dunque, ma una sostanziale difesa delle norme regionali che hanno fissato una distanza minima tra negozi di gioco (nessuno escluso: dalle agenzie di scommesse alle sale slot, fino a tabaccai e rivenditori del Lotto)  e punti sensibili. La “media” di cui si parla nel documento di 14 pagine è ipotizzabile attorno ai 200-250 metri da un numero elevatissimo di “luoghi sensibili”. Nell’elenco di questi ultimi, gli enti locali inseriscono servizi per la prima infanzia, istituti scolastici di ogni ordine e grado, Università, centri di formazione per giovani e adulti, luoghi di culto, impianti sportivi, ospedali, strutture ambulatoriali, residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o sociosanitario, residenze per anziani, strutture ricettive per categorie protette, luoghi di aggregazione socio-culturale, oratori e circoli da gioco per adulti, istituti di credito e sportelli bancomat, esercizi di compravendita di oggetti preziosi e di oro usati, stazioni ferroviarie e di autocorriere, uffici postali. La certezza dei tecnici, sia istituzionali sia dell’industria, è che la lunga serie di limitazioni e distanze minime potrebbe portare alla cancellazione di almeno un terzo della rete (generalista e specializzata), con effetti disastrosi sul presidio di legalità e anche sul gettito erariale (circa 10 miliardi annui provengono dalla rete retail). 

Nel documento del gruppo tecnico regionale, c’è un riferimento anche ai limiti orari per l’attività dei punti gioco e degli apparecchi. “Il dispositivo normativo, che deriva dai vincoli di collocamento o dalle limitazioni temporali degli esercizi con offerta di gioco, permette una più ampia tutela delle fasce di popolazione maggiormente vulnerabili o a rischio per lo sviluppo della dipendenza da gioco d’azzardo”, è scritto. Considerando le norme regionali “un'ipotesi di limitazione del gioco potrebbe essere dalle 7 alle 9 del mattino, dalle 13 alle 15 e dalle 18 alle 20”. Il "Gruppo tecnico" regionale dichiara alla fine del documento di essere a favore del mantenimento del divieto di pubblicità del gioco, che va “rafforzato” e non “depotenziato”. La discussione con il Mef andrà avanti nel prossimo incontro, fissato per il 2 aprile, nel quale i tecnici di via XX Settembre depositeranno una propria proposta.

NT/Agipro

Foto credits: Manfred Heyde CC BY-SA 3.0