ROMA - Sette milioni per una concessione online – come prevede la bozza di riordino del settore online - sono troppi? E’ uno dei punti caldi del confronto tra Governo e industria del gioco: le associazioni - anche ieri sera alla Camera – hanno sottolineato che solo 20 operatori sugli attuali 83 (dati Cgia Mestre) potrebbero partecipare ad un bando di gara costruito su quella cifra. Altre stime – rese note da Ficom Leisure – riferiscono invece di 22/27 operatori in grado di aggiudicarsi la licenza. Ma come funziona in giro per l’Europa l’acquisto di una licenza online? L’esempio più vicino a noi – e più simile per struttura di mercato (concessione statale e mercato aperto, anche se solo 10 milioni di abitanti con capacità di spesa inferiore all’Italia) - è la Grecia, dove una licenza online completa costa 5 milioni di euro, 3 per le scommesse e 2 per i casinò games, con una tassazione però più pesante. Il resto d’Europa si muove a macchia di leopardo: in Inghilterra – in un mercato ultracompetitivo con moltissimi operatori online - siamo vicini al milione di euro ma ogni volta che il business supera determinati scaglioni di raccolta, il costo annuale sale di 200.000 euro, oltre a una “iscrizione” per richiedere la licenza pari a 100.000 euro. In mezzo, gli stati federali di Germania e Spagna, laddove il costo di una licenza è stabilito dallo Stato e dai “Lander” o dalle “Comunidad”. All’altro estremo dell’Europa che gioca online, c’è la Francia: licenze gratis (proprio così) ma i giochi ammessi sono solo poker, scommesse sportive e ippiche – niente casinò dunque – ma con una tassazione inaccessibile, quasi il triplo dell’Italia. Il risultato è un mercato assediato da tasse eccessive e operatori illegali, da cui tutti i principali operatori europei scappano o stanno per scappare.

NT/Agipro

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