ROMA – Il riordino del gioco pubblico si è fermato a metà, e ora operatori e concessionari guardano alla prossima Manovra, quando il Governo sarà di fatto obbligato a concedere l’ennesima proroga alle concessioni per il bingo, le scommesse e le slot. È quanto scrive oggi “Il Sole 24 Ore”, in un articolo in cui sottolinea che la riforma del gioco retail è una delle incompiute, insieme a Iva e Irap, della delega fiscale, che si chiude con 29 decreti portati a traguardo. Uno “stop” diventato realtà dopo l’ultima riunione del Consiglio dei ministri, in cui non è stato presentato il decreto legislativo sul gioco retail e quindi, per ovvie ragioni, la riforma non si è conclusa.
“Tutti i tentativi di rimettere ordine sul gioco terrestre in sintonia con Regioni e Comuni sono naufragati – scrive il quotidiano –. Il Mef sulla bozza del decreto di riforma aveva già incassato il via libera della Conferenza unificata e già con la legge di bilancio aveva posto un chip da 80 milioni da destinare a regioni e comuni come primo segno tangibile della devoluzione di una quota delle entrate da gioco a governatori e sindaci. Un chip che due settimane, però, è stato recuperato dai tecnici del Mef e destinato, invece, all’attuazione della delega sul federalismo fiscale”.
Ora, in assenza di una riforma organica su temi come la distanza dei punti di gioco dai cosiddetti luoghi sensibili, gli orari di apertura e su una maggiore tutela dei giocatori, “il rischio di avviare nuovi e lunghi contenziosi con gli enti territoriali è più concreto. Con la conseguenza – conclude il quotidiano – che a conquistare sempre più spazi di mercato sia solo il gioco illegale con buona pace della tutela dei giocatori, della filiera e delle stesse entrate dello Stato”.
AB/Agipro
Foto Credits Flickr Jon S CC BY 2.0
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