ROMA - Introduzione in tutta Italia della distanza minima di 500 metri tra punti gioco e luoghi sensibili (scuole, ospedali, luoghi di culto ma anche impianti sportivi frequentati da giovani e parchi pubblici), un'unica autorizzazione delle questure per  sale giochi e agenzie di scommesse e un regime autorizzatorio di competenza statale per l'apertura o il trasferimento delle sale: sono queste le proposte dell'Anci alla Conferenza Unificata che, entro il 30 aprile, dovrà firmare l'intesa - prevista dalla manovra 2016 - sulla redistribuzione del gioco sul territorio. Secondo il documento dell'Anci che Agipronews ha potuto visionare, ai Comuni resterebbe la competenza sulla «disciplina edilizia speciale in materia di realizzazione e trasformazione delle sale» e, in collaborazione con le Regioni, «la competenza sulla pianificazione territoriale attraverso i piani regolatori e altri strumenti urbanistici». L'Anci chiede inoltre di prevedere «un fondo, da quantificare in misura percentuale rispetto alle entrate erariali derivanti dal gettito assicurato da AWP e VLT, da destinare ai Comuni per fini di pubblica utilità». Quello che all’Anci proprio non piace è che dall’accordo previsto dalla legge di Stabilità 2016 siano rimasti fuori i casinò. I Comuni segnalano «l’opportunità di intervenire anche su questo particolare aspetto», evidenziando la «paradossale situazione determinatasi a partire dal 2002», con la liberalizzazione dell’offerta del gioco d’azzardo. «Da un lato, un modello di gioco pubblico fondato sul regime concessorio e autorizzatorio, oggi oggetto di revisione normativa; dall’altro un modello di gioco, anch’esso pubblico (i casinò), che trova fondamento in una legislazione in deroga ripetutamente censurata dalla Corte Costituzionale». L’Anci auspica quindi un «prossimo approfondimento» per rivedere l’intero settore del gioco pubblico. MSC/Agipro