ROMA - Dalla ricerca dell'Istituto Superiore di Sanità sul gioco patologico «risulta chiaramente che i giocatori problematici preferiscono giocare lontano da casa e lontano dal luogo di lavoro, e per questo si spostano. Non sarà dunque il distanziometro, che sia di 300 o di 500 metri, ad evitare che queste persone possano giocare. È evidente che occorre un approccio di tipo completamente diverso». Lo ha spiegato Domenico Faggiani, membro dell'Osservatorio sul gioco patologico del ministero della Salute e delegato di Anci Lazio per il gioco. «Non è con l’espulsione del gioco legale che si può fare prevenzione rispetto alle problematiche legate al disturbo o dipendenza da gioco d’azzardo. Bisogna procedere con l’educare all'uso del denaro, a cominciare dai giovani», e «bisogna puntare sulla formazione del personale che opera nel settore, una formazione obbligatoria e ben fatta», oltre a «migliorare le tipologie di controlli, coinvolgendo anche le polizie locali», spiega. Per Faggiani, bisonga ripartire dall'accordo tra Governo ed enti locali siglato a settembre 2017 in Conferenza Unificata, «altrimenti si correrà un duplice rischio: da un lato non si riuscirà a fare veramente prevenzione e quindi ad affrontare seriamente le problematiche connesse al disturbo da gioco d’azzardo, dall’altro si metterà seriamente a rischio il gioco legale, a tutto vantaggio dell’illegale»
MSC/Agipro