ROMA - Il settore del gioco in Italia ha un ruolo molto importante dal punto di vista economico e fiscale. Dal 2015 al 2024 la raccolta è cresciuta del 40%, con una rapida ripresa dopo la contrazione del biennio 2020-2021, dovuta alla pandemia da Covid-19. Lo scorso anno la spesa dei giocatori italiani ha raggiunto 21 miliardi di euro e il gettito erariale ha superato gli 11 miliardi. È quanto riporta la ricerca “Mercato legale e gioco pubblico: il ruolo dell’industria”, presentata a Roma da Agic-Confidustria (Associazione Gioco e Intrattenimento in Concessione) e Luiss Business School.

Lo studio ha rilevato come, fra il 2015 e il 2024 la raccolta sia cresciuta maggiormente rispetto alla spesa, a causa di un'incidenza maggiore delle vincite che, nel 2015, rappresentavano l'80% della raccolta. La percentuale è salita progressivamente negli ultimi anni fino a raggiungere, nonostante alcune brevi oscillazioni, l'86% dello scorso anno. Un aumento spiegabile in parte, si legge nel testo, con uno “spostamento della domanda verso giochi caratterizzati da un payout mediamente più elevato, come nel caso delle scommesse e di alcune tipologie di giochi online, che hanno progressivamente guadagnato spazio all’interno del mercato regolamentato”.

Nell'ultimo decennio la spesa per il gioco, sul totale dei consumi delle famiglie, è rimasta sostanzialmente stabile intorno al 2% dei consumi complessivi. Ha invece superato il 60% (con un picco del 70% nel 2023) della “spesa per i servizi ricreativi e culturali, a testimonianza del peso rilevante del gioco all’interno delle attività di intrattenimento”.

L'industria del gioco in Italia, evidenzia la ricerca, è caratterizzata da una forte concentrazione di poche grandi imprese che generano la maggior parte del fatturato. A queste però si affianca una gran quantità di operatori minori che alimentano la concorrenza, soprattutto nel mercato al dettaglio. Il settore registra inoltre ricavi e redditività superiori alla media dell'economia nazionale. Dati che si riflettono anche nel numero di occupati, cresciuto costantemente dal 2008 al 2017, per poi subire una contrazione nel periodo successivo. Un rallentamento che però non ha annullato la tendenza positiva: “nel 2023 – spiega il rapporto – i livelli occupazionali del comparto restano nettamente superiori a quelli del 2008”, con una “crescita della forza lavoro ancora più marcata nelle imprese minori”. Numeri anche in questo caso superiori alla media nazionale di altri settori produttivi.

In conclusione, lo studio traccia un profilo del settore del gioco in Italia come “un mercato tra i più rilevanti in Europa in termini di raccolta e gettito, interessato da un processo di trasformazione profonda: da un lato, la rapida crescita del gioco online ha modificato le abitudini di consumo, favorendo una fruizione più individuale, frequente e accessibile; dall’altro, il comparto fisico ha subito l’impatto della pandemia e sta attraversando un processo di riorganizzazione, con effetti sia sugli operatori sia sui territori in cui essi sono radicati”.

DVA/Agipro