ROMA - Il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata in una ditta è un motivo valido per cui una Questura può rifiutare la licenza per la raccolta delle scommesse, anche se la segnalazione/informativa della Prefettura viene successivamente sospesa. Lo ha ribadito il Consiglio di Stato, che con un'ordinanza ha accolto il ricorso della Questura di Reggio Calabria contro la decisione del Tar Calabria di sospendere, in via cautelare, il provvedimento della Questura con cui si respingeva la richiesta di autorizzazione alla raccolta delle scommesse da parte di una società che gestisce un bar.
Secondo il Collegio, si legge nel documento, la valutazione della Questura "è autonoma rispetto a quella compiuta dal Prefetto ai fini dell’adozione dell’interdittiva antimafia, e non può risentire delle sorti di quest’ultima". Di conseguenza, "i medesimi elementi di controindicazione che hanno determinato l’informativa prefettizia" possono essere ritenuti legittimi per negare il rilascio della licenza, nonostante l'impresa in questione sia stata ammessa "al controllo giudiziario" e alla conseguente sospensione dell'informativa antimafia. L'impossibilità di effettuare la raccolta delle scommesse, in attesa del giudizio di merito nella causa amministrativa, non mette inoltre in pericolo la sopravvivenza dell'impresa che, spiega il Consiglio di Stato, "può continuare a svolgere l'attività di bar".
DVA/Agipro
Foto credits Sailko CC BY 3.0
Agipronews è anche su Whatsapp! Iscriviti al canale per rimanere sempre aggiornato, cliccando qui: https://whatsapp.com/channel/0029VbBR2Gx23n3m47K2xS1S