LONDRA - "La Serie A è ancora troppo lontana dalla Premier league, in termini finanziari e di approccio al business. Qui, Dafabet e Neteller - rispettivamente sponsor di Aston Villa e Crystal Palace - hanno condiviso iniziative di social marketing quando le due squadre si sono incontrate. In Italia tutto questo sarebbe impensabile." Quirino Mancini, avvocato presso Tonucci and partners ed esperto di gaming, ha paragonato il panorama inglese delle sponsorizzazioni calcistiche a quello italiano. A Londra, l'Arsenal (padrone di casa della conferenza "Betting on football") ha il primato dei ricavi da "jersey sponsorship" con oltre 30 milioni di sterline all'anno da Emirates. La Serie A, complessivamente, raggiunge invece gli 85 milioni di euro con gli accordi di maglia e, ha spiegato, e a incidere maggiormente sono "la Juventus, le due milanesi, il Napoli e il Sassuolo. L'Italia paga una crisi dovuta agli scandali delle scommesse, agli stadi troppo antiquati, alla violenza. Nel rapporto con il gambling, poi, l'aggravante è costituita dalla bassa reputazione del gioco presso politici e opinione pubblica: alcuni club quindi hanno timore di venire accostati a marchi di gioco o scommesse. Il paradosso è che poi le stesse aziende fanno accordi e si affollano nei cartelloni ai bordi del campo di gioco".  
NT/Agipro