ROMA - Il Decreto dignità non ha centrato neanche un obiettivo tra quelli dichiarati dal legislatore nel 2018. “Per i media c’è stata una riduzione dei ricavi e lo stesso vale per i club calcistici. Si cerca di fare comunicazione stando sul confine della legge, tenendo conto che l’Agcom ha anche cambiato qualche interpretazione nel corso degli anni. Le forme di comunicazione sono curiose, sono stati creati dei finti siti di informazione per stare all'interno della legge con l’obiettivo di diffondere il brand. I grandi operatori media sono controllati dall’Authority, invece piccoli siti o gli stessi influencer in rete fanno comunicazione selvaggia sui giochi: le regole più restrittive, paradossalmente, hanno portato all’assenza di regole. I canali principali sono super controllati, il resto è far west. Per noi, la comunicazione verso l’utente è peggiorata”. Lo ha detto Francesco Carione, direttore generale della Gazzetta dello sport, durante Ige 2025 in corso a Roma. Commentando i tentativi di lobbying del settore media, Carione ha aggiunto: “Abbiamo fatto qualche pressione sul governo ma non c’è mai stato sforzo condiviso delle parti per far rispettare gli obiettivi del decreto. La comunicazione pubblicitaria dei giochi è una giungla, la raccolta è aumentata, i bookmaker leader hanno il mercato delle scommesse in mano e spendono i soldi destinati alla pubblicità per fidelizzare i clienti, infine sono stati danneggiati gli sport minori. Non c’è un aspetto positivo o un obiettivo raggiunto. La comunicazione deve essere orientata all’aspetto informativo e non alla promozione di prodotti o bonus”.  

NT/Agipro