ROMA - Rinviare al Tar, per una nuova valutazione, la norma che ha portato all'aumento dei canoni per la proroga delle concessioni bingo. È quanto ha chiesto l'Avvocatura di Stato nel corso dell'udienza in Corte Costituzionale, la cui decisione è attesa nel prossimo mese. La rimessione al giudice amministrativo è stata chiesta in base allo "ius superveniens", cioè di disposizioni successive che avrebbero ridotto l'incidenza economica del canone e cambiato lo scenario valutato dal Tar. In particolare, l'Avvocatura ha ricordato il decreto Cura Italia, con cui è stato sospeso il pagamento del corrispettivo dovuto per il periodo di chiusura delle sale, fermate per contenere l'emergenza epidemiologica. Anche l'ultima legge di bilancio avrebbe mutato il quadro delineato dai concessionari, in questo caso con la possibilità per le società del bingo di pagare subito la somma di 2.800 euro e di versare la differenza il prossimo giugno. «La sostenibilità dell'onere economico non dovrebbe costituire di per sé un parametro di legittimità delle norme censurate - ha spiegato l'Avvocatura - La situazione è legata all'operatività del sistema nella quale il legislatore è intervenuto con l'idea di trovare una soluzione, sebbene difficile». Viene infine contestato il rischio di uscita dal mercato sostenuto degli operatori: «Dall'analisi dell'Agenzia Dogane e Monopoli risulta che finora sono pochi i soggetti fuoriusciti. L'idea che non ci sia un futuro desta qualche perplessità, lo scenario prefigurato non corrisponde alla realtà».
LL/Agipro