ROMA - Al via le arringhe difensive degli avvocati degli imputati del processo "Black Monkey", istituito in seguito all’operazione della Guardia di Finanza che nel 2013 ha portato all’arresto del boss della ’ndrangheta Nicola Femia e al sequestro di 1500 slot machine truccate. Nell'udienza di giovedì 27 ottobre presso la seconda sezione penale del Tribunale di Bologna, le prime arringhe hanno fatto emergere un denominatore comune, evidentemente suggerito dalla sentenza della Cassazione della scorsa estate, pronunciata nell'ambito del primo troncone del processo Black Monkey, ovvero quello trattato con il rito abbreviato: nella pronuncia della suprema corte, infatti, si è confermata la esclusione della fattispecie associativa aggravata di cui all'articolo 416 bis c.p., stabilita dal G.U.P. di Bologna e che aveva costituito motivo di impugnazione da parte della Procura della Repubblica procedente, sia in appello che presso il terzo grado di legittimità. Si contesta quindi la tesi accusatoria del PM che, durante il dibattimento in corso, ha invece costruito, proprio sulla esistenza di un "contesto mafioso", un filo logico di connessione per l'interpretazione di fatti e condotte apparentemente non consequenziali. Il numero delle posizioni coinvolte (oltre 20) e dei relativi patrocinatori, sicuramente, comporterà una tempistica dibattimentale che esaurirà l'intero calendario delle prossime udienze già fissate (10 novembre, 15 dicembre) ed è quindi verosimile "escludere" il raggiungimento della sentenza entro la fine dell'anno. Il prossimo aggiornamento è previsto per il 10 novembre. RED/Agipro