ROMA - Non c’è spazio nel mercato italiano del betting per i cosiddetti prediction markets. È quanto emerge da un report pubblicato questa mattina. L’analisi prende spunto dal recente caso della controversa sponsorizzazione della Lazio da parte della piattaforma Polymarket. Il punto di svolta risale all'ottobre 2025, quando l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Adm) ha chiarito l’illegalità di tali operatori nel perimetro del betting nazionale. Un successivo tentativo di ricorso al Tar del Lazio è stato abbandonato dagli operatori stessi dopo un accordo tra l’Agenzia delle Dogane e Polymarket. L’intesa, contenuta in un’ordinanza dello stesso Tar Lazio, ha portato all’esclusione del brand dalla “black list” dei siti non autorizzati, a patto che gli utenti italiani abbiano accesso solo alla parte “informativa” del sito e non alla sezione trading.
Oltre al divieto normativo, pesano anche ragioni di mercato. I prediction markets richiedono una liquidità vasta, solitamente concentrata su scommesse singole e pre-match. In Italia, tuttavia, la domanda è profondamente diversa: le scommesse singole pesano appena per il 7% dei ricavi lordi, mentre il betting exchange si ferma all'1% e le puntate su eventi non sportivi allo 0,04% del totale. Con un mercato dominato per oltre il 70% da un approccio multicanale e scommesse su eventi sportivi, l’offerta dei mercati predittivi risulta dunque "totalmente inadatta".
In sintesi, secondo l’analisi, i prediction markets prosperano dove la regolamentazione è più incerta, mentre la struttura matura e regolata del mercato italiano ne decreta l'inevitabile mancato successo. Ci sono tanti esempi di sponsorizzazioni in Italia che non hanno avuto impatto sul business locale, diverso è invece il discorso se si prende in esame il mercato globale: in quel caso la sponsorizzazione di un club calcistico potrebbe avere senso come parte di una strategia di marketing a livello internazionale.

EMT/Agipro