ROMA - La dipendenza da gioco è un tema «decisamente sentito», ma «viene percepito con incertezza, nella difficoltà di comprenderne le dimensioni e con il timore che la tendenza all’aumento delle modalità di gioco online possa aumentarne la diffusione»: è il quadro che emerge dallo studio condotto dall'Osservatorio sul gioco realizzato da SWG, in collaborazione con IGT e presentato oggi a Roma. Secondo gli intervistati, «la rete fisica
di gioco è più protettiva, in quanto la persona non è totalmente isolata ed estraniata dalla realtà, ma è collocata in un contesto in cui le altre persone presenti (in primo luogo operatori e gestori) possono intervenire» in suo aiuto. Come per la dipendenza, «anche il gioco illegale spaventa e preoccupa, soprattutto i non giocatori»: per il 31% le forme di gioco illegale sono presenti oggi come in passato, mentre per il 24% in passato erano più numerose (anche se si manifestano ancora oggi).
La percezione della maggior parte degli intervistati è che sul tema della dipendenza non venga fatto abbastanza: oltre che alle persone che giocano, la responsabilità della diffusione della patologia viene attribuita allo Stato (il 41%) che mette in campo «azioni concrete di contrasto minime» che «rimangono bloccate dall’ambiguità di fondo dello Stato, che non vuole rinunciare alle importanti entrate fiscali generate. Si alimenta quindi un circuito (o forse sarebbe meglio dire un cortocircuito) comunicativo in cui il gioco da un lato è ampiamente tollerato e, anzi, con una offerta sempre più in espansione, dall’altro viene sistematicamente stigmatizzato a livello di comunicazione, creando una immagine stereotipata, quasi esclusivamente schiacciata sul tema delle ludopatie». Una tendenza che «fa sì che i giocatori non patologici si sentano poco tutelati» e come «soggetti 'borderline' che, oltre a dare un contributo importante alle casse pubbliche, vengono poi sistematicamente 'colpiti' con attacchi mediatici».
MSC/Agipro