ROMA - Blitz dei carabinieri del Comando provinciale di Palermo, che hanno eseguito un provvedimento di fermo - su richiesta della Dda palermitana - nei confronti di 8 persone appartenenti al clan di Bagheria e ritenute, a vario titolo, responsabili di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ed estorsione: è il risultato dell'operazione "Persefone", seguita da un pool di magistrati coordinati dal Procuratore aggiunto Salvatore De Luca.
Secondo quanto accertato dalle indagini, spaccio di droga e centri scommesse erano il "core business" del clan che manteneva «il controllo del territorio, imponendo la commissione di estorsioni e, soprattutto, assumendo la ferrea direzione delle piazze di spaccio di stupefacenti (nel cui ambito operano solo i soggetti 'autorizzati' da Cosa Nostra, tenuti a versare periodicamente una quota fissa dei profitti), ritenuta la principale fonte di profitto per le casse del sodalizio. Tali scelte operative sono il frutto di una precisa strategia delineata del capomafia Massimilano Ficano». Nel corso di una conversazione intercettata con un suo stretto collaboratore, il capomafia affermava che «in questo momento le attività più remunerative per la famiglia mafiosa di Bagheria erano costituite dalla gestione di centri scommesse e dal traffico di sostanze stupefacenti». Ficano controllava "direttamente" le attività, «anche se non si esponeva mai in prima persona, delegando i suoi più fidati collaboratori». I proventi servivano a provvedere al sostentamento dei familiari dei detenuti, dovere 'sacro' dei boss liberi «in quanto, in caso di mancato adempimento di tale delicata incombenza, vacillerebbe il vincolo di omertà interna e, di conseguenza, la graniticità di Cosa Nostra», dicono gli investigatori.
RED/Agipro