ROMA - L'indagine che ha portato all'operazione della Guardia di Finanza "Gaming Machine", scattata questa mattina a Bari, «si è concentrata sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nel circuito» legale dei giochi e ha riguardato soprattutto «l'imposizione delle macchinette nei locali commerciali della città». Lo ha spiegato ad Agipronews il tenente colonnello della GDF, Angelo Ancona. Le slot imposte coattivamente agli esercenti da Baldassarre D'Ambrogio - «noleggiatore di riferimento della criminalità organizzata» e «remunerato per ogni macchinetta installata», spiega Ancona - erano «collegate al circuito legale ma durante l'indagine, è emerso che alcune macchinette potevano essere scollegate o alterate». Non si tratta della "classica" indagine sugli esercenti che modificano gli apparecchi per evadere il prelievo erariale: «Siamo intervenuti come Gico ( il Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata), insieme con lo Scico (il Servizio centrale di investigazioni sulla criminalità organizzata della Finanza), perchè abbiamo capito che il business degli apparecchi era in mano a un imprenditore colluso con i clan "storici" di Bari», ha continuato Ancona. Il clan progressivamente ha anche abbandonato «il business delle slot, per gestire direttamente le tre sale vlt sottoposte oggi a sequestro e acquistate con i proventi delle attività criminali», con «un iniziale investimento di 400mila euro».
MSC/Agipro
Operazione "Gaming machine" a Bari, Ancona (GDF): "Indagine concentrata su slot imposte dai clan"