ROMA - Sì alla lotta contro il gioco illegale, no alla condanna del comparto legale e autorizzato dallo Stato. Così l'associazione As.tro in una lettera inviata al senatore Nicola Morra, presidente della Commissione Parlamentare antimafia, che ieri commentando le condanne relative all'operazione "Game Over" ha stigmatizzato il settore delle scommesse, e auspicato un freno al gioco da parte dello Stato. «I protagonisti dell’operazione “Game Over” operavano tutti al di fuori del mercato legale», ricorda però il presidente As.tro, Massimiliano Pucci, spiegando che «le società coinvolte erano prive della concessione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, necessaria per operare legalmente nel nostro Paese». La dichiarazione di Morra «fa torto alle migliaia di imprese che operano, in piena “trasparenza”, sulla base di una concessione dello Stato e in virtù di specifiche autorizzazioni di pubblica sicurezza». Il sistema di regole definite nel corso della legalizzazione del gioco, che «impongono il possesso di rigidi requisiti per l’esercizio dell’offerta legale», permettono di «individuare e reprimere con interventi più mirati l’offerta esercitata dalle organizzazioni criminali». È vero anche che la criminalità organizzata riesce a infiltrarsi nel mercato legale, «ma questo problema, che non è comunque ravvisabile dai fatti emersi nell’operazione “Game Over”, potrebbe essere fortemente limitato se gli interventi politici rivolti a questo delicato settore fossero maggiormente orientati al riconoscimento del ruolo delle imprese legali come presidio territoriale per arginare le infiltrazioni criminali». Negli ultimi anni, continua As.tro, «si è invece assistito ad una sequela di interventi che si muovono nella direzione esattamente contraria», improntati «sull’idea illusoria che la domanda di gioco e i suoi fenomeni degenerativi possano essere cancellati attraverso il modello proibizionista». Al contrario, conclude l'associazione, l'esperienza pregressa «che indusse il legislatore ad avviare il processo di legalizzazione testimonia esattamente il contrario».
RED/Agipro