ROMA - Torna valida l'interdittiva antimafia nei confronti di una società di scommesse per la quale anche l'Agenzia Dogane e Monopoli aveva disposto la cancellazione dall'elenco operatori. Il Consiglio di Stato ha annullato la sentenza del Tar Piemonte con cui era stato accolto il ricorso presentato dal titolare della società colpita dal provvedimento prefettizio. L'operatore era stato coinvolto nel 2015 nell’Operazione “Gambling", che aveva portato al sequestro di beni per 2 miliardi di euro e all’arresto di 41 persone accusate di gestire un giro di scommesse online dall’Italia verso l’estero per conto della ’ndrangheta. Successivamente, il titolare dell’azienda - che nel corso delle indagini aveva ceduto le sue quote all’attuale proprietario, precedentemente suo socio - era stato escluso dall’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. Sulla base di tale cambiamento, il Tar aveva deciso per lo stop all'interdittiva, poiché il rischio di infiltrazione mafiosa non era sufficientemente dimostrato. Una tesi che però non ha convinto i giudici di Palazzo Spada, per i quali «resta confermato il significativo bagaglio indiziario su cui riposa il provvedimento prefettizio». In particolare, il Collegio sottolinea i «provvedimenti "sfavorevoli" del giudice penale in relazione a delitti particolarmente sintomatici usualmente definiti delitti spia» e le «vicende anomale nella formale struttura dell'impresa» maturate proprio durante il procedimento penale. Secondo il Consiglio di Stato, quindi, la Prefettura ha agito «nel solco delle coordinate tracciate nel corso del tempo dalla giurisprudenza», stabilendo su questa base «una prognosi di permeabilità mafiosa che non evidenzia, pur nella dimensione probabilistica della sottesa valutazione, profili di irragionevolezza o illogicità». LL/Agipro