ROMA - La Sesta sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l’ordinanza del Tribunale di Reggio Calabria che aveva stabilito l’obbligo di dimora per Paolo Realmuto. Si tratta di uno degli indagati dell’operazione “Gambling”, che nell’estate del 2015 aveva portato all’arresto di 41 persone e al sequestro di beni per 2 miliardi di euro, accusate di gestire un giro di scommesse online dall’Italia verso l’estero e di rappresentare gli interessi nel settore della ‘ndrangheta. Per la seconda volta (dopo un primo rinvio della Cassazione, a febbraio 2016, che aveva annullato la custodia cautelare in carcere), Realmuto è stato accusato di associazione a delinquere con l’aggravante dell’utilizzo del metodo mafioso. I giudici supremi, però, confermano che in questo caso l’aggravante non sussiste. L’imputato “ha avuto un ruolo organizzativo nell'associazione per delinquere”, si legge nella sentenza. Tuttavia, il metodo mafioso “postula l'accertamento di una cosciente finalizzazione della condotta a tale fine da parte di ciascun agente cui è riferita” e per Realmuto non è stato accertato “che abbia agito con lo scopo di agevolare l'attività di un'associazione di tipo mafioso, o, comunque, facendo propria tale finalità”. LL/Agipro
Operazione “Gambling”, Cassazione annulla obbligo di dimora per uno degli indagati