ROMA - «L'operazione conclusa oggi ci permette di colmare una lacuna. Perché abbiamo ricostruito rapporti e relazioni e attività economiche di un uomo chiave della criminalità romana, come Salvatore Nicitra. In particolare le sue attività nel mercato, anche legale, dei giochi. Su queste, si sono innestati reati come usura ed estorsione. La nostra ipotesi, avallata dal Gip, è che per storia pregressa e relazioni, il sodalizio sia stato in grado di esercitare un metodo mafioso». Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Roma Michele Prestipino, che ha incontrato la stampa per illustrare i dettagli della maxioperazione eseguita questa mattina nelle province di Roma, Viterbo, Terni, Padova, Lecce, nonché in Spagna e Austria, dai Carabinieri del Comando Provinciale di Roma. Tra i 38 arrestati, spicca appunto il nome di Salvatore Nicitra, ex boss della Banda della Magliana, che ha gestito con modalità mafiose la distribuzione e la gestione di slot machine, Vlt, scommesse e giochi online.
«Sulla base della nostra esperienza – ha spiegato Prestipino – abbiamo sempre accertato che uno dei settori di intervento dei gruppi criminali, sia mafiosi che non, è il gioco. Negli ultimi anni, specialmente il gioco online. Tutte le sale giochi sono controllate da gruppi criminali, sodalizi organizzati. Il controllo può avvenire attraverso l'acquisizione della sala, oppure attraverso la gestione degli apparecchi e l'imposizione agli esercenti di alcune slot certo tipo di macchinette anziché di altre. La nuova frontiera è però il controllo delle piattaforme online, che si realizza attraverso prestanomi».
Le indagini hanno portato gli inquirenti fino in Austria, dove Nicitra aveva un uomo di fiducia che creava installazioni di giochi virtuali illegali. Ai giocatori che frequentavano le sale controllate dal sodalizio criminale, venivano forniti tablet sui quali era installata una sola app, che consentiva di giocare via internet si schede prepagate.
MF/Agipro
Maxi operazione dei Carabinieri, Prestipino (Procura di Roma): “Le mani di Nicitra sul gioco legale, il clan era in grado di esercitare un potere mafioso”