ROMA - La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna in secondo grado per Andrea Scanzani, l'imprenditore di slot machine coinvolto nell'operazione Babylonia del 2017. Le indagini di quattro anni fa avevano portato ad arresti e indagini per circa 30 persone e al sequestro di beni per 280 milioni di euro, con le accuse di associazione a delinquere, estorsione e riciclaggio. Mercoledì 6 ottobre, riporta il settimanale "Il Tiburno", la Suprema Corte ha cancellato - dopo le altre sentenze di assoluzione in primo e secondo grado - il capo di imputazione relativo al finanziamento illecito . Giovedì 7 ottobre è invece iniziato il processo di appello sulla confisca dei beni che erano stati posti sotto sequestro. Due procedimenti che però, ricorda ancora "Il Tiburno". viaggiano su binari distinti. In primo grado Scanzani era stato condannato a 5 anni e 10 mesi, pena poi ridotta in appelli a 4 anni per un solo capo di imputazione, relativo alla vendita di quattro appartamenti. A carico dell'imprenditore era rimasta in piedi l'accusa di riciclaggio. Secondo l'accusa, Scanzani e Gaetano Vitagliano, altro personaggio di spicco coinvolto nelle indagini, avevano investito cospicue somme di denaro di provenienza illecita nella costruzione di un complesso immobiliare a Guidonia Montecelio, in località "I Pichini", e costituito numerose società riconducibili allo stesso Scanzani.
RED/Agipro