ROMA - Dalle slot machine al pizzo. Questo il business delle famiglie di Licata e Campobello di Licata, nell'Agrigentino, troncato all'alba di oggi dai carabinieri con il blitz 'Assedio'. Sette i provvedimenti di fermo emessi nei confronti di esponenti di vertice ed affiliati dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Le accuse, a vario titolo, sono associazione di tipo mafioso armata, finalizzata alle estorsioni, nonché di concorso esterno in associazione mafiosa. Le indagini, scattate ad ottobre del 2017, hanno permesso di documentare anche un'estorsione per dei lavori di costruzione recentemente realizzati in Germania. Grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali, sistemi di localizzazione satellitare e, soprattutto, pedinamenti e servizi di osservazione, i carabinieri hanno registrato numerosi incontri e riunioni segrete, evidenziando «la completa e attuale interconnessione tra tutti i componenti del gruppo e il legame a doppio filo con un rappresentante della famiglia mafiosa di Campobello di Licata (Agrigento)». I carabinieri hanno accertato anche che l'organizzazione nutriva forti interessi nel settore delle slot machine. Attraverso una compiacente società di distribuzione di apparati elettronici da gioco, il cui titolare è stato sottoposto a fermo, aveva luogo l'installazione pilotata di apparecchi da gioco in numerosi esercizi commerciali dell'hinterland agrigentino. RED/Agipro