ROMA - Aveva creato con il sostegno mafioso un sistema parallelo di raccolta scommesse, in grado di produrre introiti milionari aggirando le leggi italiane e truffando lo Stato, i giocatori e i concessionari. La Corte di Cassazione ha confermato così gli arresti domiciliari per Carlo Cattaneo, imprenditore coinvolto nell'operazione "Anno Zero" con cui ad aprile 2018 la Procura di Palermo aveva arrestato 21 persone. La Prima sezione penale ha confermato la legittimità della misura disposta dal Tribunale del Riesame per concorso in associazione mafiosa. Cattaneo, si legge nel provvedimento degli ermellini, «non può affatto considerarsi un mero imprenditore vittima del sodalizio, quanto piuttosto come un soggetto colluso con la consorteria mafiosa». Secondo l'accusa, l'imputato - tramite l'uso di un sito illegale ("17 nero") -  si era affermato nel settore scommesse, grazie al rapporto instaurato con l’associazione mafiosa, in particolare con la cosca di Castelvetrano che fa capo al superboss Messina Denaro. Le motivazioni del Tribunale sono state ritenute adeguatamente motivate secondo la Cassazione: «Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali e dai servizi di osservazione svolti dalla polizia giudiziaria, sono emersi gravi indizi in ordine al fatto che il ricorrente fosse riuscito a espandere il suo volume d'affari grazie ai suoi rapporti» con la cosca, «ampliando la sua capacità operativa sia in relazione alla commercializzazione dei siti leciti di scommesse on line, di cui era master, sia alla parallela diffusione, anche sul territorio di Palermo, del sito non autorizzato "17 Nero"». Per questo, conclude il Collegio, l'indagato non può essere considerato una vittima del sodalizio, ma un soggetto attivo e colluso con il clan. LL/Agipro